domenica, 14 Luglio 2024
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Limitazioni al traffico, commercianti sul piede di guerra

Lamentano "una assoluta mancanza di confronto" e ricordano al sindaco che, in campagna elettorale, aveva detto "no" all'ampliamento della Ztl

REGGIO EMILIA – Cna, Confcommercio, Confesercenti e Lapam/Confartigianato sono sul piede di guerra ed esprimono un forte dissenso nei confronti delle politiche sulla mobilità e sulle limitazioni traffico veicolare nel centro storico, previste nel Pums recentemente approvato in consiglio comunale e, in particolare, sull’introduzione della Ztl in Corso Garibaldi e Via Emilia Santo Stefano.

Le associazioni di categoria lamentano “una assoluta mancanza di confronto” e ricordano al sindaco Luca Vecchi che, nel corso della campagna elettorale del 2019, quando le aveva incontrate, aveva detto “no” all’ampliamento della Ztl. Propongono un City manager che si occupi del centro storico che funga da cerniera fra associazioni di categoria e amministrazione comunale. Inoltre chiedono un capillare collegamento tra i parcheggi scambiatori e le vie più centrali, di mantenere la sosta gratuita nei parcheggi scambiatori, di rafforzare l’illuminazione dei parcheggi e delle vie che dai parcheggi conducono in centro e di incrementare i periodi di franchigia degli stalli a pagamento.

In un incontro con la stampa avvenuto questa mattina in Camera di Commercio, le Associazioni dell’Artigianato e del Commercio – che già avevano espresso unitariamente i propri dubbi all’indomani “dell’annuncio” delle misure restrittive su via Roma, Via Emilia S. Stefano e corso Garibaldi – hanno ribadito le critiche che attengono tanto al metodo quanto al merito dei provvedimenti adottati dall’Amministrazione Comunale.

Giorgio Lugli, presidente CNA Reggio Emilia ha dichiarato: “Come associazioni noi rappresentiamo un grande numero di imprese che affrontano sempre più difficoltà e che vorrebbero essere parte di una progettazione sulla mobilità in centro storico. Ci presentiamo oggi in forma unitaria per portare il disagio dei nostri commercianti sulle ulteriori misure restrittive in alcune strade dell’esagono cittadino. Certamente non ci è piaciuto il metodo con cui l’Amministrazione è pervenuta a queste decisioni: non c’è stata collaborazione tra noi e le istituzioni. E non escludiamo che, in assenza di riscontri, procederemo con altre iniziative di sensibilizzazione e protesta”.

La contrarietà espressa dalle quattro associazioni prende spunto da alcune ragioni illustrate dalla vicepresidente Confcommercio, Monica Soncini: “Negli ultimi anni sono emerse numerose problematiche riguardo l’accesso al centro storico, l’unica risposta che le associazioni hanno ricevuto è stata la chiusura di Corso Garibaldi. Ormai anche il TUCC è una presa d’atto: si ascolta ciò che è stato già deciso, ci sentiamo presi in giro perché non c’è dialogo e condivisione preventiva. Nel frattempo, gli operatori diminuiscono ogni giorno”.

La crisi del centro storico è un tema evidente e le associazioni sono molto preoccupate perché le osservazioni presentate a fine 2019 attendono ancora una risposta.
Per questo, parallelamente alla protesta, CNA/Confcommercio/Confesercenti e Lapam/Confartigianato non si sono limitate alla protesta ma hanno presentato anche una serie di proposte.

“Le limitazioni al traffico nel centro storico sono preoccupanti, – ha affermato Dario Domenichini, presidente Confesercenti Reggio Emilia – anche piccoli cali dei ricavi possono portare alla chiusura di numerose attività. Pensiamo sia necessaria una figura che faccia da coordinamento per avere una visione a 360° della situazione del commercio in centro, affinché si possano evitare quelle difficoltà che le limitazioni al traffico ad oggi porterebbero”.

Gli ha fatto eco Guido Gasparini Presidente sede di Reggio Emilia LAPAM-Confartigianato dichiarando: “Puntiamo a una comunicazione efficace, che chiarisca se le misure adottate sono effettivamente vantaggiose o se portano a una sofferenza. Il centro storico non deve essere frequentato solo da una fetta di cittadini ma deve essere un’opportunità sì di svago ma anche di lavoro per tutti: eliminare alcune barriere ne garantirebbe l’accessibilità anche a chi ha una mobilità ridotta”.

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