sabato, 25 Maggio 2024
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Ferrarini, il tribunale ha deciso: l’azienda passa a Pini

Dopo 70 anni l'azienda non è più della famiglia reggiana. Passa al gruppo valtellinese l’80% della proprietà, mentre il 20% sarà di Amco, la partecipata statale

REGGIO EMILIA – Storico passaggio di proprietà alla Ferrarini. Dopo 70 anni non sarà più la famiglia a guidare l’azienda fondata nel 1956 dal cavalier Lucio Ferrarini e che oggi conta circa 500 dipendenti, ma il gruppo valtellinese Pini.

E’ arrivata infatti l’omologa della proposta concordataria di Ferrarini. Il 6 aprile la sezione fallimentare del Tribunale di Reggio Emilia si è infatti riunita in camera di consiglio, per decretare l’omologa di un concordato tra i più lunghi e complessi della storia dell’agroalimentare italiano. Il Tribunale ha respinto punto per punto i cinque motivi di opposizione di Re-New Holding, cordata guidata dal gruppo Granterre.

Con il via libera contenuto nel decreto, come stabilito dal tribunale, non c’è
nessuna irregolarità o impedimento rispetto all’omologazione della proposta di concordato preventivo di Ferrarini. La decisione del tribunale arriva a seguito di un percorso iniziato quattro anni e mezzo fa che ha visto la Ferrarini generare sempre utili, dando prova di poter rimanere sul mercato. Nei primi 11 mesi del 2022 Ferrarini ha registrato ricavi per 120 milioni di euro, con un utile intorno ai 3 milioni.

Il piano, si legge nel documento che abbiamo visionato, “prevede poi che, subordinatamente all’omologa del concordato, la società Rilancio Industrie Agroalimentari Srl, partecipata da Pini Italia Srl (80%) e Amco Spa (20%), subentri integralmente nel capitale sociale della debitrice. Al riguardo il Tribunale prende atto che, medio tempore, il socio di controllo di Ferrarini Spa (Cinque Sas di Maria Licia Ferrarini & C. Sas) ha trasferito l’80% del capitale sociale ad un soggetto terzo (la Morello Srl, con sede in Modena, il cui capitale è integralmente detenuto da Federico Fiorcari), che si è impegnato a trasferire a sua volta tali quote a Ria Srl una volta che le autorità antitrust competenti (in Italia e in Montenegro) avranno rilasciato il proprio nulla osta al perfezionamento dell’operazione”.

Si legge ancora: “Il risanamento della Società sarà attuato attraverso la ricostituzione del capitale sociale, previo azzeramento dello stesso e successivo suo aumento minimo di euro 10 milioni (e massimo di euro 20 milioni, in funzione della consistenza del patrimonio netto di Ferrarini Spa), destinato integralmente a Rilancio Industrie Agroalimentari Srl, che verrà liberato tramite versamento garantito da Pini Italia Srl e Pini Holding Srl, subordinatamente all’omologa definitiva del concordato”.

Il piano prevede poi l’erogazione di un finanziamento da parte di Amco di 12 milioni di euro “nella forma tecnica del mutuo (non in quella di anticipazione di crediti), della durata di anni 7 rimborsabile in 13 rate trimestrali di pari importo per euro 750 mila ed una rata finale di euro 3 mln”. Prevista anche la “liquidazione di alcuni beni non strategici per la prosecuzione dell’attività aziendale e segnatamente la proprietà di un immobile ad uso ufficio in Prato e le partecipazioni sociali detenute in Ferrarini SP Zoo e Ferrarini Pacific (rispetto alle quali sussiste un impegno di Pini Holding Srl a partecipare alla futura procedura competitiva di vendita)”.

Una volta dotata la società di nuove risorse finanziarie, il piano prevede il ripristino della piena attività produttiva, il mantenimento dei livelli occupazionali e l’implementazione delle sinergie con il Gruppo Pini. Va in questa direzione l’annuncio dei giorni scorsi da parte di Pini, in merito a un cospicuo investimento (70 milioni) per la costruzione di nuovo stabilimento in provincia di Reggio Emilia. Da quanto si apprende, Re-New Holding farà ricorso e continuerà a opporsi.

 

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