REGGIO EMILIA – Il Centro di salute mentale di Reggio Emilia (uno dei sette della provincia) aperto h24, sulla scia di altre esperienze nazionali. E’ uno dei progetti su cui lavora l’Ausl, che si incrocia con il trasferimento del servizio psichiatrico di diagnosi e cura che oggi ha sede all’ospedale San Sebastiano di Correggio.
Un’operazione che consentirebbe di “liberare” almeno nove professionisti, che potrebbero così presdiare gli orari ad oggi scoperti. Ad annunciarlo è Gian Maria Galeazzi, direttore del dipartimento di salute mentale dell’Azienda Ausl-Irccs reggiana, durante il convegno organizzato oggi all’Università dalla Cgil provinciale sul tema della salute mentale. Al centro dei lavori i risultati dell’indagine “Reggio come stai?” lanciata dal sindacato nelle scorse settimane, anche a seguito di gravi fatti di cronaca con protagonisti soggetti psichiatrici, come quello dell’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa a luglio.
A rispondere al questionario diffuso dalla Camera del lavoro sono state oltre 4.000 persone, più donne che uomini, con età media di 59 anni. Quasi la totalità dei rispondenti (il 90%) ha avuto necessità di una prestazione sanitaria negli ultimi sei mesi, ma tre su quattro hanno avuto difficoltà ad accedere tramite il servizio sanitario nazionale. Di questi uno su tre- in prevalenza pensionati, disoccupati e persone con un basso livello di istruzione- hanno poi rinunciato alle cure.
Sempre secondo l’analisi, i reggiani che hanno una copertura sanitaria la ottengono all’interno del contratto di lavoro e sono dunque per lo più lavoratori dipendenti. Il focus sulla salute mentale conferma che c’è consapevolezza del tema, perché l’80% degli intervistati ritiene che sia sottostimato e poco riconosciuto.
A rivolgersi ad un psicologo sono le donne più degli uomini (45, 2% contro 28%). Sempre le donne utilizzano farmaci in prima persona (lo afferma il 15% del campione) in percentuale maggiore rispetto agli uomini (9,9%). Lo stigma della patologia mentale è poi riconosciuto dall’81,9% delle donne contro il 37% degli uomini. Tra i fattori di stress che possono degenerare in disturbi mentali ci sono in primo luogo i problemi economici, seguita dall’incertezza sul futuro lavorativo. “Quindi quello che abbiamo raccolto- dice la delegata al welfare della segreteria della Cgil di Reggio Emilia Elena Strozzi- non è un disagio individuale, ma il riflesso di condizioni materiali di precarietà che riguardano la vita di tutti i giorni”.
Infine, dopo la pandemia, il report della Cgil dice che la categoria più a rischio è quella dei giovani. “La salute mentale – commenta il segretario della Cgil di Reggio Emilia Cristian Sesena – è un un tema su cui c’è ancora un insopportabile stigma. Vediamo una difficoltà ad affrontare parlare di un problema che però comincia a essere generalizzato e che va oltre i casi anche drammatici di cronaca degli ultimi giorni”. Per questo, aggiunge Sesena, “la nostra indagine guarda soprattutto allo stato di difficoltà della nostra società, non alla sommatoria di problematiche individuali”.
Continua il segretario: “C’è un dato molto preoccupante che riguarda l’offerta privata che, anche su questi temi, è molto appannaggio delle persone che hanno possibilità economiche per permettersela. Sembra una banalità, però è anche vero che chi ha meno soldi si deve per forza affidare al servizio pubblico che l’unico che può aiutare”.
Ecco perché “è necessario sicuramente investire nelle professionalità, ma bisogna anche censire meglio l’entità del problema perché è veramente sottostimato rispetto all’onda d’urto che sta provocando sui nostri servizi a partire dai giovani”. Tra l’altro, dice ancora Sesena, “una patologia come questa che non è risolvibile con una ricetta: ci vogliono una presa in carico, un percorso e un mix tra farmacologia e psicoterapia”. Insomma, “sono cose estremamente delicate che però misurano anche la qualità e la tenuta della nostra comunità e del nostro vivere collettivo”, conclude il segretario della Cgil.
Sulla stessa linea il presidente della Regione Michele de Pascale, che conferma: “In questo momento il bisogno cresce molto più velocemente da una capacità di dare risposte”. Per questo, quella per aumentare la spesa sanitaria al 7% del Pil “è la battaglia delle battaglie su cui useremo tutto gli strumenti della Costituzione”.
A livello regionale, continua de Pascale, “Abbiamo investito ulteriori 40 milioni e aperto tre strutture specializzate (con 25 posti) per l’adolescenza e l’infanzia in tutto il territorio regionale. Anche la nostra rete dei Csm in questi giorni si sta riorganizzando per passare alle 24 ore di risposta”. De Pascale annuncia infine entro fine anno una legge “sulla prevenzione” perché “la risposta non può essere data solo dai professionisti, ma dobbiamo attivare anche le risorse della comunità”.


