CASTELLARANO (Reggio Emilia) – Botte, minacce e offese alla compagna: 28enne arrestato dai carabinieri per maltrattamenti in famiglia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i comportamenti prevaricatori e violenti si sono protratti, da settembre 2025 fino ad oggi, tra i comuni di Casalgrande e Castellarano.
L’uomo ha instaurato, nei confronti della compagna convivente, un vero e proprio clima di terrore e sottomissione consistente in aggressioni verbali e di disprezzo con ripetuti scatti d’ira in cui urlava quotidianamente i peggiori insulti motivati dalla per le passate relazioni della donna. Ma non solo: l’indagato, che pratica arti marziali (MMA), ha percosso la donna in più occasioni con pugni in testa, schiaffi, spintoni contro le pareti ed episodi di soffocamento/prese al collo (tra cui un episodio avvenuto durante una vacanza alle terme che ha cagionato alla vittima un vistoso occhio tumefatto).
Inoltre, l’ha minacciata esplicitamente di morte anche davanti alle amiche, affermando che avrebbe potuto ucciderla con un solo pugno. L’uomo, inoltre, pretendeva il controllo del telefono cellulare, precludendole di uscire liberamente con le proprie amiche o tempestandola di telefonate e messaggi ogni volta che si allontanava senza il suo permesso. Ha inoltre costretto la compagna a cancellare post e follower dal proprio profilo Instagram per isolarla socialmente.
Le indagini si sono sviluppate a partire dalla metà di agosto, quando i familiari e le amiche intime della vittima, allarmati dai messaggi di aiuto inviati dalla donna in un momento di disperazione e dai lividi notati sul suo corpo, si sono rivolti alle forze dell’ordine. Nonostante un’iniziale ritrosia e il timore di ritorsioni, i riscontri dei carabinieri di Castellarano e l’analisi dei messaggi, delle foto e dei supporti audio consegnati agli atti hanno permesso di fare piena luce sulla vicenda.
All’indagato sono state applicate le più severe disposizioni introdotte dalla Legge 2 dicembre 2025, n. 181 (“Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime”). Considerata la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e il concreto ed attuale pericolo di reiterazione di reati violenti la procura ha richiesto ed ottenuto dal Gip la misura cautelare degli arresti domiciliari in un domicilio idoneo diverso da quello della persona offesa, con l’obbligo del dispositivo di controllo elettronico (braccialetto elettronico) e il divieto di comunicare con qualsiasi mezzo con la vittima.


