REGGIO EMILIA – Nuova chiusura al pubblico per il Parco della Resistenza, da martedì 13 a sabato 17 maggio, insieme al tratto ciclabile che lo attraversa. Il motivo? Un ulteriore intervento di bonifica ambientale a seguito dell’incendio dell’11 febbraio scorso presso l’impianto Inalca. A darne notizia è il Comune, ma non tarda ad arrivare la reazione del Comitato Amianto Zero, che lancia un duro atto d’accusa: “L’avevamo detto”.

Sin dai giorni immediatamente successivi al rogo, il Comitato aveva espresso forti preoccupazioni sulla gestione dei residui pericolosi, in particolare quelli contenenti amianto. Nel mirino, la scelta del Comune di affidare ai cittadini la pulizia delle aree private tramite un controverso kit “fai da te”, distribuito con l’indicazione di procedere in autonomia alla raccolta di materiali potenzialmente tossici.

Una scelta che aveva allertato anche l’Osservatorio nazionale amianto, definendo le comunicazioni istituzionali “inadeguate e rischiose”. Ma le criticità, secondo il Comitato, non si fermano qui.

Secondo Amianto Zero, le operazioni di pulizia condotte dalle cooperative incaricate, solitamente attive nella manutenzione del verde, sarebbero state realizzate con soffiatori ad alta potenza che avrebbero sollevato polveri contenenti fibre di amianto, aumentando l’esposizione anziché ridurla. Una gestione che ha alimentato ansie e segnalazioni da parte dei residenti, in particolare nel quartiere San Prospero Strinati e nell’area attorno a via Ferravilla 10, dove – nonostante quattro interventi – frammenti di cemento-amianto sarebbero ancora visibili nel verde pubblico.

Il Comitato denuncia anche il mancato dialogo con l’amministrazione comunale, che – a fronte di richieste di confronto – avrebbe preferito rassicurare la cittadinanza attraverso comunicati ottimistici. “Si dichiarava tutto sotto controllo, ma oggi quelle stesse aree vengono nuovamente interdette per motivi sanitari”, si legge nella nota.

Per Amianto Zero, la chiusura di maggio è la conferma di quanto da tempo sostenuto: che la precedente bonifica fosse incompleta, e che l’amministrazione abbia agito con eccessiva fretta e sottovalutazione del rischio ambientale e sanitario.

Il tono del Comitato è severo, ma non trionfante: “Dire ‘avevamo ragione’ sarebbe troppo facile. Non è questo il punto. La verità è che ci ha perso tutta la città: la salute dei cittadini, la credibilità delle istituzioni e la fiducia nella gestione delle emergenze”.

E il messaggio finale è chiaro: “Continueremo a denunciare ogni superficialità finché la sicurezza ambientale non sarà trattata come una priorità reale e non solo come slogan da conferenza stampa”.