mercoledì, 7 Ottobre 2026
Home Attualità Frode fiscale da 100 milioni: 21 indagati a Reggio Emilia

Frode fiscale da 100 milioni: 21 indagati a Reggio Emilia

Sono 179, in tutto, gli indagati nell'inchiesta, tra cui 87 persone fisiche e 4 società, domiciliate in diverse province italiane

REGGIO EMILIA — Oltre 200 finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia, insieme a numerosi altri reparti della Guardia di Finanza, hanno dato esecuzione a un’articolata operazione di polizia giudiziaria su tutto il territorio nazionale. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia sotto la direzione del Procuratore Capo Calogero Gaetano Paci, mira a interrompere le attività illecite di un’associazione a delinquere dedita a imponenti frodi fiscali.

Sono attualmente in corso perquisizioni locali e personali, finalizzate all’esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo per equivalente, riguardante beni mobili, immobili, crediti e ogni altro valore per un totale di circa 70 milioni di euro. Gli indagati hanno ricevuto contestualmente notifiche di avvisi di garanzia.

Le indagini hanno fatto emergere un sodalizio criminale con base a Reggio Emilia, i cui principali membri, attraverso società cartiere e fatture false, realizzavano indebite compensazioni di crediti fiscali fittizi. Questi crediti venivano creati ad hoc per compensare debiti tributari reali delle aziende coinvolte, che a fronte del credito inesistente pagavano una percentuale all’organizzazione. Parte dei crediti veniva compensata tramite l’accollo, mentre altri venivano ceduti simulando la cessione di rami d’azienda.

Il sistema fraudolento ha coinvolto circa 400 aziende, di cui 40 fittizie con il ruolo di “cartiere” per l’emissione delle fatture false, mentre 369 erano beneficiarie delle indebite compensazioni. Sono 179 gli indagati, tra cui 87 persone fisiche e 4 società, con 40 residenti in Emilia-Romagna, 21 dei quali nella provincia di Reggio Emilia. Due delle aziende coinvolte hanno sede nel territorio reggiano, una è registrata in Germania e una a Milano.

Gli ingenti introiti, stimati in circa 70 milioni di euro, venivano in parte prelevati in contanti grazie a specifici “prelevatori” e in parte bonificati su conti di società estere. L’operazione ha inoltre visto il coinvolgimento esterno di professionisti appartenenti a diversi ordini, tra cui commercialisti e notai, sebbene al momento nessuno di questi sia stato destinatario di misure cautelari.

L’operazione ha richiesto l’impiego di 38 reparti del Corpo, interessando 28 province italiane, tra cui Reggio Emilia, Bologna, Piacenza, Parma, Modena, Rimini, Bolzano, Torino, Milano, Pavia, Verona, Perugia, Roma, Napoli e Trapani.

Le investigazioni, supportate da una complessa analisi documentale e dalle movimentazioni bancarie, sono state affiancate da intercettazioni telefoniche che hanno permesso di ricostruire la fitta rete di rapporti personali e commerciali tra i soggetti coinvolti.