mercoledì, 7 Ottobre 2026
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Reggiana nel baratro: sconfitta 4-1 a Bari

In campo è andata una squadra spenta, disorientata, incapace di reagire, che ha calpestato la propria storia e umiliato i propri tifosi

REGGIO EMILIA – Duecentotrentacinque cuori granata hanno varcato le porte dello stadio ‘San Nicola’ di Bari carichi di speranza e passione. Quella speranza è stata annientata. La Reggiana ha ceduto 4 – 1, smascherando una squadra spenta, disorientata, incapace di reagire, che ha calpestato la propria storia e umiliato i propri tifosi. La delusione è stata tale che tutti i presenti se ne sono andati prima del fischio finale, disgustati e increduli, lasciando sola una squadra incapace di onorare la maglia e la città. Una serata destinata a restare impressa non per il risultato, ma per la vergogna e l’offesa inflitte a chi crede ancora nella rosa. Se finisse il campionato oggi saremmo retrocessi.

Primo tempo
Sul secondo giro di lancette la gara sembra accendersi all’improvviso. Papetti alza la testa e pesca Rover nello spazio: l’esterno granata brucia la corsia di destra e mette al centro un pallone teso, invitante, di quelli che chiedono solo di essere accompagnati in rete. Novakovich si fionda, ma arriva con un battito di ciglia di ritardo. La sfera attraversa l’area e l’occasione svanisce. È un lampo fugace, quasi un’illusione. Da lì in avanti il copione cambia volto e prende definitivamente i colori del Bari. Al decimo minuto la diga granata si incrina. Artioli raccoglie palla dalla distanza e scocca un tiro potente: la traiettoria trova la deviazione di Papetti che, suo malgrado, manda fuori tempo Micai. Il pallone rotola in rete. Bari in vantaggio (1 – 0).

La Reggiana barcolla, perde equilibrio e lucidità. E cinque minuti più tardi cede di nuovo. Un fallo laterale battuto con astuzia coglie impreparata la retroguardia ospite: Dickmann mette in mezzo, Moncini fa da sponda con mestiere e dalle retrovie irrompe Rao che prende la mira e fulmina Micai (2 – 0). Il Bari dilaga, la Reggiana scompare. Da quel momento la squadra granata smette semplicemente di esistere. Il pallone gira lento, sterile, su linee orizzontali che non portano da nessuna parte. Nessuno osa, nessuno si ribella, nessuno prova a cambiare il destino della partita. Il Bari gioca, la Reggiana guarda.

Ed è proprio questo che pesa come un macigno. Perchè qui non sembra smarrita soltanto la partita: è smarrito l’orgoglio. I granata appaiono svuotati, remissivi, quasi rassegnati. Una prova povera di carattere, di dignità, di fuoco. E così quella maglia granata, che dovrebbe pesare sulle spalle e accendere il sangue, finisce per essere trascinata nel fango da una prestazione senza anima. Una maglia che, per storia, passione e identità, meriterebbe uomini pronti a lottare, non ombre che scivolano via dalla partita.

Secondo tempo
Si torna sul verde rettangolo, ma la musica non cambia. Bonetti respinge una conclusione di Esteves, la sfera resta lì, viva, e finisce sul piede destro di Rao che non esita: esterno velenoso e firma ancora una volta la serata (3 – 0). La formazione emiliana non accenna alcuna reazione. Non c’è rabbia, non c’è orgoglio. È una squadra che vaga senza anima. Al cinquantasettesimo il Bari affonda ancora. Sugli sviluppi di un calcio piazzato Moncini anticipa tutti e, con un coraggioso colpo di testa in tuffo, cala il poker (4 – 0).

Dagli spalti, i tifosi granata presenti non hanno bisogno di giri di parole: “Tirate fuori le p…e!”. Un grido ruvido ma limpido, che fotografa meglio di qualsiasi analisi la prova degli uomini di Lorenzo Rubinacci, uomini che, a questo punto, paiono smarriti più che guidati. La Reggiana è inconsistente. Solo quando la partita scivola ormai verso i titoli di coda, da un calcio d’angolo arriva la capocciata di Lusuardi, subentrato a Quaranta: un colpo che vale appena il gol della bandiera (4 – 1). Ma il quadro resta impietoso. Non è soltanto buio: è un’eclissi sportiva che inghiotte orgoglio e carattere. Perchè perdere può capitare, il calcio è fatto anche di cadute, ma non può farlo senza rabbia, senza dignità, senza il minimo ardore. Così si ferisce molto più di un risultato: si feriscono i tifosi, si offende una città, si tradisce un popolo che nella maglia granata vede la propria identità e pretende, prima di tutto, rispetto.

Il tabellino

S.S.C. BARI – A.C. REGGIANA 1919: 4 – 1

Marcatori: 10’ Artioli (B), 15’ – 48’ Rao (B), 57’ Moncini (B), 88’ Lusuardi (R).

S.S.C. BARI (3-4-2-1): Cerofolini; Mantovani, Odenthal, Cistana; Dickmann (dal 76’ Mane), Maggiore, Artioli (dal 60’ Braunoder), Dorval; Rao (dal 60’ Pagano), Esteves (dal 65’ Cavuoti); Moncini (dal 76’ Gytkjaer). A disposizione: Pissardo, Pucino, Nikolaou, Piscopo, Traore, De Pieri, Bellomo. Allenatore: Moreno Longo.

A.C. REGGIANA 1919 (3-5-1-1): Micai; Papetti, Quaranta (dal 67’ Lusuardi), Bonetti; Rover, Bertagnoli, Reinhart (dal 67’ Charlys), Portanova, Tripaldelli (dal 46’ Bozhanaj); Girma (dal 80’ Mendicino); Novakovich (dal 67’ Fumagalli). A disposizione: Seculin, Cardinali, Libutti, Vallarelli, Pinelli, Lambourde. Allenatore: Lorenzo Rubinacci.

Arbitro: Luca Pairetto sez. di Nichelino (Assistenti: Francesco Luciani sez. di Milano, Simone Biffi sez. di Treviglio. IV Ufficiale: Alberto Ruben Arena sez. di Torre Del Greco. VAR: Manuel Volpi sez. di Arezzo. AVAR: Davide Ghersini sez. di Genova).

Note – Ammoniti: Quaranta, Artioli, Maggiore, Girma, Charlys, Bozhanaj. Angoli: 3 – 8. Recupero: 1’ pt. – 2’ st.