

REGGIO EMILIA – Ottocento tifosi provenienti da Frosinone esplodono in un boato di gioia nel vedere i propri beniamini sradicare lo scalpo alla Reggiana con il sigillo di Koutsoupias. La roccaforte granata cede, dopo quasi due mesi di imbattibilità, sotto la furia degli avversari. Da ricordare il legno colpito da Marras, mentre la direzione arbitrale si mostra tutt’altro che impeccabile (foto Bucaria).
Primo tempo
Sul rettangolo di gioco, dove il tempo sembra rallentare dinanzi ai passi della memoria, la Reggiana porta oggi un lutto che è molto più di un segno sul braccio: è un varco aperto nell’anima di un popolo. Ermete Fiaccadori, uomo di visione e di radici profonde, presidente capace di guidare i granata verso orizzonti un tempo ritenuti impossibili, e custode infaticabile dei valori più puri della comunità, lascia un vuoto che non è silenzio, ma eco di una nobiltà morale rara.
La sua luce, fatta di dedizione, rigore e amore autentico per Reggio Emilia, continua a fendere il buio come una stella che non accetta di spegnersi. E mentre questo dolore ancora vibra nelle vene della città, un’altra ferita si apre in curva: Adriano Filippini, colonna per trent’anni del ‘Gruppo Vandelli’, cuore pulsante, voce instancabile, presenza che dava forma e calore all’identità della tifoseria, ha lasciato questa terra con la stessa discrezione con cui aveva sempre servito la sua gente. Se Fiaccadori apparteneva alla sfera alta delle idee e delle istituzioni, Filippini era la carne viva del tifo, l’uomo che teneva unita la folla con una forza semplice e indomita.
Due uomini diversi, un’unica eredità: quella di aver reso la Reggiana non solo una squadra, ma una comunità che oggi si stringe, fiera e ferita, attorno ai propri custodi scomparsi. Voltando pagina e passando alla narrazione degli eventi salienti del match: La Reggiana, priva del proprio mentore Davide Dionigi (costretto alla tribuna per squalifica), affida il timone a Lorenzo Sibilano. Sul fronte opposto Massimiliano Alvini guida i ciociari, tornando in Emilia con l’eleganza di un inchino rivolto alla curva Sud che un tempo lo acclamò. Allo scoccare dei primi istanti di gara Tavsan tenta di sorprendere Palmisani con una stoccata dalla distanza, ma l’estremo difensore ospite doma il pallone con impeccabile freddezza. Il Frosinone replica con la rovesciata di Kvernadze, gesto tecnico raffinato ma troppo tenue per scuotere Motta. Al trentaquattresimo Portanova inventa un filtrante per Reinhart, il cui tiro viene deviato in angolo dall’onnipresente Palmisani. Quest’ultimo, poco dopo, interviene nuovamente per blindare l’avanzata dello stesso Portanova. Il primo atto si chiude su un equilibrio vibrante: entrambe le squadre cercano con ardore il varco decisivo, che continua però a celarsi dietro una trama fitta e contesa.
Secondo tempo
Al cinquantaseiesimo minuto, Calò disegna una parabola sublime per Koutsoupias, il quale, dopo essersi beffato della retroguardia granata, lascia scivolare il pallone in rete, accarezzandolo con un tocco di rara eleganza. La segnatura accende ulteriormente l’ardore dei leoni laziali, ora protesi in avanti con impeto crescente. Vi è spazio anche per seguire la girandola delle sostituzioni e il brusco sventolio del cartellino giallo, lanciato dall’arbitro contro gli interventi scomposti di alcuni gladiatori. Ogni gesto pulsa di tensione, ogni fischio squarcia l’aria: il gioco resta avvincente. Sullo scorrere dei titoli di coda, le emozioni si susseguono come lampi sul campo.
Marras, subentrato in corso d’opera a Libutti, vede il suo sinistro imprimersi sull’incrocio dei pali, un istante di pura magia che fa trattenere il fiato. Poi Bertagnoli, con la caparbietà del guerriero, sfiora la gloria ma il colpo di testa non trova la porta per una questione di centimetri. Infine Cittadini, vicinissimo al raddoppio, spreca l’occasione schiantando la palla contro i cartelloni posti a bordo campo. Eppure, la Reggiana non meritava la sconfitta: ha lottato con cuore e nobiltà, sfidando i ciociari fino all’ultimo respiro. Al pubblico resta il rammarico di un risultato che tradisce la grandezza della loro prova.
Il tabellino
A.C. REGGIANA 1919 – FROSINONE CALCIO: 0 – 1
Marcatore: 56’ Koutsoupias (F).
A.C. REGGIANA 1919 (3-4-3): Motta; Papetti, Magnani, Bonetti; Libutti (dal 73’ Marras), Reinhart, Charlys (dal 73’ Bertagnoli), Bozzolan (dal 82’ Rover); Girma (dal 37’ Gondo), Tavsan, Portanova (dal 82’ Lambourde). A disposizione: Seculin, Rozzio, Quaranta, Stulac, Mendicino, Vallarelli, Novakovich. Allenatore: Lorenzo Sibilano.
FROSINONE CALCIO (4-2-3-1): Palmisani; A. Oyono (dal 39’ J. Oyono), Calvani, Monterisi, Marchizza; Calò, Koutsoupias; Ghedjemis, Cichella (dal 75’ Raimondo), Kvernadze (dal 75’ Corrado); Zilli. A disposizione: Pisseri, Sherri, Biraschi, Cittadini, J. Gelli, Ndow, Grosso, Masciangelo, Vergani. Allenatore: Massimiliano Alvini:
Arbitro: Simone Galipò sez. di Firenze (Assistenti: Dario Garzelli sez. di Livorno, Marco Ceolin sez. di Treviso. IV Uomo: Jules Roland Andeng Tona Mbei sez. di Cuneo. VAR: Francesco Meraviglia sez. di Pistoia. AVAR: Matteo Gualtieri sez. di Asti).
Note – Ammoniti: A. Oyono, Monterisi, Koutsoupias, Gondo. Angoli: 4 – 2. Recupero: 2’pt. – 5’ st.


